de Deo: la Creazione

Dio dà a Se stesso la propria esistenza pensandosi. Lo Spirito Santo, cioè l’Amore che intercorre tra Padre e Figlio e tra Dio e le sue creature, rappresenta la Libertà di Dio: Dio, infatti, si fa così come si piace e si ama.

Egli è come volle. Perciò dire che “Egli vuole ed agisce secondo la sua natura” è come dire che il “suo essere corrisponde al suo volere ed agire”. Egli è dunque padrone di sé poiché il suo essere dipende dalla sua libertà.

Plotino, Enneadi, VI 8, 13.

 

Dentro Sé Egli pensa la sua Creazione, che è la parte del suo pensiero pensata  come altro da Sé.

Il solo pensiero divino costituisce la realtà delle cose, senza alcun altro intervento creativo, né necessità di essenze materiali, cioè di qualcosa che esisterebbe indipendentemente dal pensiero.

Anche noi siamo pensieri di Dio in atto, cioè pensati  nel presente ed esistenti solo in quanto pensati da Dio: noi percepiamo il mondo e noi stessi nel pensiero divino.

 

Si potrebbe dire che l’uomo è il pensiero manifestato di Dio, e che l’universo è la sua immaginazione resa sensibile.

F.R. de Chateaubriand, Genio del Cristianesimo, I, V, II, vol. I,UTET, Torino 1949,  p. 145.

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Primi problemi

Queste affermazioni sollevano alcuni problemi:

  • Se basta il pensiero divino a far esistere qualcosa, tutto esiste allo stesso modo, infiniti mondi, infinite realtà, logiche ed illogiche, senza intervento della Libertà Divina (lo Spirito Santo)?
  • Cosa è allora la Creazione come noi la concepiamo, cioè il mondo reale che ci circonda?
  • Come si concilia la nostra libertà con l’essere pensati da Dio?

 

Risposte

  • All’interno del pensiero divino, vi sono parti con maggiore o minore realtà (essere), in quanto così da Lui volute e pensate. Come anche nella nostra mente esistono pensieri cui attribuiamo maggiore o minore grado di realtà (questo tavolo, mio padre morto, il mago Merlino, Pinocchio, il tondoquadro, ecc.) che si differenziano non solo per la loro corrispondenza ad una realtà oggettiva, ma, qualitativamente, già all’interno del pensiero stesso, così nella suprema Mente possono esistere infinite essenze con gradazioni di realtà infinitamente differenti.
  • La Creazione è quella parte del pensiero divino che Egli condivide con noi, cioè che noi percepiamo nella nostra coscienza, perché Egli ce ne rende parte: la Creazione biblica è questo atto di condivisione con lo spirito umano di un particolare mondo pensato tra i tanti. Dio crea il mondo rendendocene partecipi.
  • La nostra libertà è possibile in quanto siamo pensati da Dio liberi e concreatori.

Vorrei spiegare come questo è possibile con un esempio tratto dalla tecnica umana: in un calcolatore è possibile esistano parti di software imprevedibili allo stesso calcolatore che pure dà loro esistenza e funzionamento: il calcolatore stesso non  può sapere quello che accadrà se non facendolo accadere. Questo è tipico, ad esempio, dei videogiochi, o dei software di simulazione e di studio. Sic Deus nobis.

Se siamo capaci noi uomini di fare ciò, nelle nostre creazioni, sicuramente Dio sa fare di molto meglio.

 

 

Il tempo e l’eternità

Dio crea nell’eternità e dall’eternità, cioè in una dimensione nella quale il tempo è visto tutto allo stesso modo: passato, presente e futuro non significano nulla. Tutto lo scorrere del tempo è presente.

Il Suo Atto creativo è quindi un Atto unico ed eterno, senza svolgimento temporale.

Come è quindi possibile la Provvidenza, i Miracoli o comunque l’intervento di Dio nel tempo? Come è possibile l’Incarnazione?

Tutto ciò è possibile poiché noi vediamo l’Atto di Dio dal tempo: così come vediamo nel tempo la Creazione, istante dopo istante, così vediamo l’Azione di Dio dal tempo, e quindi nel tempo quella parte dell’Atto che così ci si presenta perchè così da Lui pensata.

In tal modo vediamo nel tempo la nostra Libertà, che nel tempo si svolge con momenti consecutivi, mentre fuori dal tempo esiste e viene vista da Dio nella sua interezza.

 

Il nostro tempo

La Creazione divina, che esiste tutta intera, dall’inizio alla fine, viene percorsa da noi, o meglio dalla nostra autocoscienza, nel tempo come una piccola formica, anzi, un piccolissimo microbo, percorrerebbe le righe di un libro infinito, cercando di capire il senso dello scritto dalle poche e malcomprese lettere percorse nell’intera sua esistenza.

 

Infinito temporale ed infinito spaziale

Chateaubriand, nel Genio del Cristianesimo, ha una bellissima idea relativamente al tempo ed allo spazio, vedendo nelle due dimensioni un analogo sviluppo della creazione divina:

La scena che scompare agli occhi nostri, s’illumina e si colora, in quello stesso momento, agli occhi di un altro: non muta lo spettacolo, ma lo spettatore. Dio ha così saputo riunire nell’opera sua la durata assoluta e la durata progressiva, la prima nel tempo, la seconda nello spazio: attraverso la prima, la bellezza dell’universo è una, infinita, sempre la stessa; attraverso la seconda, essa ci appare multipla, finita e sempre rinnovantesi…

Qui il tempo ci si presenta sotto un nuovo aspetto: la minima sua frazione diventa un tutto completo, che tutto comprende.. dalla morte di un insetto alla nascita di un mondo: ogni minuto è, in se stesso, una piccola eternità.

F.R. de Chateaubriand, Genio del Cristianesimo, I, V, II, vol. I, UTET, Torino 1949,  p. 145.

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Questa visione ha una analogia in quella di Hegel, che vede l’impronta della creazione divina, che si esprime nella dialettica ternaria (e trinitaria), svilupparsi contemporaneamente nelle tre dimensioni, cioè nel tempo, nello spazio e nello sviluppo logico delle cose.

Lo sviluppo ternario si ripete in ogni aspetto, sviluppandosi in modo frattalico, nell’intera realtà. Ogni parte della terna è a sua volta suddivisa in tre, ed ogni terna forma una parte di una terna più grande. E questo nel tempo, cioè nella storia, nello spazio, cioè nella natura, e nella logica, cioè nel concetto e nel pensiero.

La prima Terna è Dio, ed ecco perché Marcello Pera chiama Hegel filosofo della Trinità.

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