de Anima: Fede e Ragione

E’ ormai un ritornello del pensiero scientista e laico l’affermare che la fede è inconciliabile con la ragione, e ciò che crediamo per fede non ha certezza e non è conforme al pensiero scientifico, fonte unica di certezza oggettiva.

Questa è una autentica sciocchezza, la cui falsità è facilmente dimostrabile.

La nostra conoscenza abituale, ed anche la conoscenza scientifica, necessitano di almeno due atti di fede, cioè accettati dalla sola volontà, senza dimostrazione cogente.

Un terzo atto di fede è necessario per darsi una visione unitaria e coerente del mondo.

Tutti e tre questi atti di fede non hanno nulla a che vedere con la fede religiosa, ma sono azioni proprie della sola Ragione umana: la Ragione, di fronte alla impossibilità di procedere sul cammino della conoscenza attraverso le sole certezze dei sensi, deve porsi delle ipotesi, che le divengono credibili in quanto il successivo percorso conoscitivo acquista coerenza e logicità: le ipotesi accettate, però, al contrario di quelle scientifiche, non risultano in alcun modo sperimentabili o falsificabili, se non per via puramente logica, metafisica.

 

Primo atto di fede

Il primo di questi atti di fede è quello necessario al superamento del dubbio radicale, cioè del fatto che noi possiamo essere certi solamente dell’esistenza del nostro pensiero, e di null’altro. Il solipsismo, cioè la convinzione della realtà della sola nostra esistenza, sarebbe la conseguenza di un rifiuto di qualsiasi credenza non dimostrata o dall’esperienza o dalla ragione analitica (cioè dalla logica).

Noi crediamo solo per fede all’esistenza reale di un mondo al di fuori del nostro pensiero.

Ecco il famoso passo di Cartesio, che considerando un pezzo di cera che stringe fra le dita, si rende conto che questa esiste solo nella sua mente:

Superest igitur ut concedam, me nequidem imaginari quid sit haec cera, sed sola mente percipere… Quaenam vero est haec cera, quae non nisi mente percipitur? Nempe eadem quam video, quam tango, quam imaginor, eadem denique quam ab initio esse arbitrabar. Atqui, quod notandum est, eius perceptio non visio, non tactio, non imaginatio est, nec unquam fuit, quamvis prius ita videretur, sed solius mentis inspectio…

(Non mi resta dunque altro che concedere, che non posso nemmeno immaginare che cosa sia questa cera, ma solo coglierlo con la mente… Che cosa è dunque questa cera, che non viene colta se non con la mente? Certo la stessa che vedo, che tocco, che immagino, la stessa insomma che fin dall’inizio pensavo che fosse. Peraltro, bisogna notarlo, la percezione di essa non è né un vedere, né un toccare, né un immaginare, né mai fu una di queste cose – per quanto inizialmente pensassi così – ma un’analisi della sola mente…)

Cartesio, Meditazioni metafisiche, II, 28, Rusconi, Milano 1998, pp. 174-175.

 

Secondo atto di fede

La possibilità del sapere scientifico è data dalla fiducia che l’universo sia retto da leggi razionali, comprensibili dalla mente umana ed esprimibili matematicamente. Nessuna esperienza o ragionamento logico comprova questa nostra credenza: questo è il secondo atto di fede che dobbiamo compiere, per accedere al sapere scientifico. Dobbiamo usare la ragione matematica per organizzare gli stessi esperimenti, in modo preventivo alla loro stessa organizzazione: pertanto il presupposto stesso non è sperimentabile.

La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi agli occhi (io dico l’universo), ma non si può intendere se prima non si impara a intender la lingua, e conoscere i caratteri, ne’ quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri sono triangoli, cerchi, e altre figure geometriche, senza i quali è impossibile a intenderne umanamente la parola.

Galileo Galilei, Il Saggiatore, da R. Maiocchi, Storia della scienza in occidente, Nuova Italia, Firenze 2000, p.281.

 

Riflettiamo ora sul valore che ha questo nuovo metodo della scienza. Il significato sostanziale è molto profondo: significa che nella scoperta della verità il peso maggiore lo acquista l’intelletto, che ha fabbricato questi utensili essenziali [quelli matematici, ndr], perché senza questi non potremmo nemmeno concepire i fatti….

Altro che dati di fatto, altro che dati sensibili!

L. Fantappiè, Conferenze scelte, Di Renzo editore, Roma 1993, p. 87

 

Terzo atto di fede

Infine siamo costretti ad accettare l’esistenza di sostanze sovrasensibili, come diceva Aristotele, o di realtà intelligibili, come diceva Kant, per poter giustificare una visione logica del mondo, visto che il materialismo conduce ad aberrazioni della ragione ed a contraddizioni insanabili. L’esistenza di Dio, cioè di una Ragione Creatrice ed Ordinatrice, fa parte di questo terzo tipo di fede.

 

E’ dunque necessario che ci sia un principio, la cui sostanza sia l’atto stesso. Pertanto, è anche necessario che queste sostanze siano scevre di materia, perché devono essere eterne. Dunque devono essere atto.

Aristotele, Metafisica, XII, 6, 1071b, 19-23, Rusconi, Milano 19984, p. 559.

 

Al contrario, religione e scienza si incontrano sulla questione dell’esistenza e della natura di un potere supremo, che regge il mondo, e qui, almeno fino ad un certo grado, possono essere paragonate tra loro le risposte che ambedue danno.

M. Planck, Scienza, filosofia e religione,  Fr. Fabbri Editori, Milano 1965, p. 254.

 

Atti razionali di Fede

Questi tre atti di fede sono caratterizzati dalla loro razionalità, cioè dal fatto di consistere nella accettazione di ipotesi, poste dalla ragione stessa, per absurdum, cioè perché il loro rifiuto ci porta ad una impossibilità di spiegare razionalmente il mondo, e con ciò al rifiuto della stessa ragione: fede razionale pura (*), direbbe Kant.

(*) I. Kant, Critica della Ragion pratica, 227, Laterza, Bari 1997, p. 277.

 

Ecco come Karl Popper, filosofo razionalista, descrive questi atti razionali di fede:

Il razionalismo annette importanza all’argomento, alla teoria ed alla verifica fondati sull’esperienza. Ma questa decisione in favore del razionalismo non può, a sua volta, giustificarsi in base ad argomenti e con l’esperienza. Per quanto la si possa discutere, in ultima analisi essa si fonda su una risoluzione irrazionale, sulla fede nella ragione. Questa decisione in favore della ragione però non è di carattere puramente intellettuale, ma anche morale. Essa influenza tutto il nostro atteggiamento verso gli altri uomini e verso i problemi della vita sociale. Con ciò è quindi strettamente connessa la fiducia nell’unità razionale dell’uomo, nel valore di ogni uomo.

Citazione tratta da: H. Küng, Dio esiste?, Mondadori, Milano 19804, p. 493.

 

La fede religiosa

Il quarto (*) atto di fede consiste nella Fede religiosa, cioè nell’accettazione di conoscenze “rivelate”, non raggiungibili in alcun modo dalla Ragione, anche se non in contrasto con la Ragione stessa. Ad esempio, la Redenzione, la Risurrezione, la Verginità di Maria, ecc.  sono credenze accettate per Fede religiosa.

(*)  In realtà, compiamo un ulteriore atto di fede, nell’accettazione dell’esistenza della legge morale, cioè dei concetti di Buono e di Giusto.

Hegel fa notare che neppure questo tipo di fede è irrazionale, ma risponde a precise esigenze della Ragione:

Nel concetto della Religione vera, cioè della Religione il cui contenuto è lo Spirito assoluto, è insito che essa sia rivelata, e precisamente rivelata da Dio…

Quando nella Religione si prende sul serio la parola “Dio” allora la determinazione può e deve iniziare anche da Dio stesso; se si negasse il rivelarsi di Dio non resterebbe da attribuirGli altro contenuto che l’invidia. In realtà se la parola “Spirito” deve avere un senso compiuto, allora essa implica che lo Spirito è la Rivelazione di se stesso.

G.F. Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche, § 564,  Rusconi, Milano 1996, p. 909.

 

Ed anche:

Del resto, l’osservazione banale della filosofia critica per cui il Pensare e l’Essere sarebbero diversi, può tutt’al più disturbare, ma non ostacolare l’uomo nel cammino del suo spirito che, pensando Dio, muove verso la certezza di Dio.

Questo passaggio – l’inseparabilità assoluta tra il Concetto di Dio e l’Essere di Dio – è stato ripristinato nel suo diritto dal sapere immediato o fede.

G.F. Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche, § 51, Rusconi, Milano 1996, p. 181.

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