Sofferenza di Dio
Può Dio soffrire? La sofferenza di Dio appare scandalosa ad un’epoca che ha fatto del dolore il male più grande. Sgombrato però il campo dal problema più grave, cioè distinto nettamente il Male dal Dolore, resta ugualmente da capire se per Dio, l’atto del cui vivere, diceva Aristotele, è piacere, può conoscere il dolore o addirittura provarlo.
Il problema va scisso in almeno due diversi aspetti:
- conoscenza del dolore: Dio, che tutto sa e conosce, conosce indubitabilmente anche il dolore. Ma è sufficiente una conoscenza concettuale a capire qualcosa come il dolore, a comprendere quanto esso sia pesante e talora insopportabile?
- esperienza del dolore: può Dio provare dolore? E se lo prova, lo prova volontariamente o involontariamente?
Conoscenza del dolore
Dio conosce ogni cosa direttamente, attraverso il suo pensiero: ogni cosa infatti esiste in quanto pensata da Dio.
Inoltre Dio conosce le cose indirettamente, attraverso il pensiero e il sentimento degli spiriti individuali che Egli genera e supporta, sempre nel Suo pensiero.
Pertanto la conoscenza di Dio del dolore, come di ogni altra esperienza umana, compreso il peccato, non può essere che completa.
Esperienza del dolore
Sempre attraverso l’uomo o gli altri spiriti, Dio ha esperienza del dolore, cioè “sente” dolore, e comprende esattamente cosa vuol dire soffrire.
Inoltre Dio ha sofferto direttamente nell’Incarnazione, ma come Uomo.
Ha sofferto anche come Dio? Può Dio provar dolore direttamente?
Qui nessuno, credo, può rispondere. Possiamo solo tentare ipotesi: Dio può soffrire, ma solo volontariamente. Una sofferenza involontaria di Dio non è pensabile: non è pensabile una coercizione alla volontà di Dio.
Ora, poiché il vero dolore è involontario, e la volontarietà del dolore in realtà lo annulla quasi totalmente, mentre anche la sola accettazione lo sminuisce di gran parte della sua forza, direi che Dio non ha vera esperienza diretta del dolore.
Solo attraverso l’Uomo Dio conosce ed esperimenta il dolore, la debolezza ed il peccato.
L’Esperienza del dolore, quindi, non turba l’infinita letizia che trascende ogni dolzore.
Ulteriori osservazioni
Poiché il mondo e lo spirito sono pensieri di Dio in atto, lo spirito che compie il male costringe Dio a modificare la propria creazione secondo la volontà dell’individuo, per la parte che gli compete. Ecco perché Dio soffre quando pecchiamo: è costretto ad aiutarci nel commettere il Male, siamo come un tumore dentro di Lui, anche se ciò avviene conformemente alla Sua volontà.
Così quando proferiamo una bestemmia, è il pensiero di Dio che permette che questa venga pensata dall’individuo, voluta e proferita, ed infine che questa si propaghi nell’aria sotto forma di suono, poiché il mondo intorno a noi è pensiero di Dio, come del resto noi stessi, pensati da Dio liberi e pensanti.
La presenza del Male nel Mondo coinvolge Dio?
Il mondo esiste nella Mente divina, o perlomeno per sua Volontà
Nella mia visione del mondo, questo esiste sostanzialmente nella Mente divina, così come gli spiriti individuali: Il Male esiste per l’agire degli spiriti inferiori, che sono creati (pensati) da Dio come liberi. In una visione più tradizionale, il mondo e gli spiriti sono creati da Dio, onnipotente ed onnisciente. In entrambi i casi si pone il problema che, sia che il mondo esista nella mente di Dio, sia che provenga da un atto della Sua Volontà, l’esistenza del Male coinvolge in qualche modo Dio stesso.
La risposta Idealista
Il Male esiste solo nel mondo, ma non in Dio, poiché l’unità del tutto in Dio annulla il Male, in quanto facente parte di un disegno che, nel suo assieme è Bene, o il Bene.
La libertà degli spiriti individuali, che permette loro di compiere il male, amplia la conoscenza divina, che comunque riporta il tutto in un disegno più ampio che nel suo complesso è Bene. Il Male sta solo nella separazione, cioè in atti o cose visti nella loro individualità, senza relazione al disegno complessivo.
Hegel su questo punto è categorico (attribuisce a Spinosa questo pensiero, condividendolo):
…allora sarà impossibile pretendere che il Male abbia sede in questa natura [di Dio], perché quell’unità sostanziale è il Bene stesso…
In Dio, in quanto tale, quindi, non c’è differenza tra Bene e Male, perché questa differenza è soltanto in ciò che è separato, cioè in qualcosa in cui è insito il Male stesso.
G.F. Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche, Premessa alla 2° edizione, Rusconi, Milano 1996, p. 53.
La risposta di Leibniz
Dio crea il migliore dei mondi possibili: il male contenutovi è quindi necessario all’esistenza della Creazione, che se differente, sarebbe peggiore.
La libertà dell’uomo è frutto della scelta divina, perché, anche se causa di male, rende la Sua creazione migliore di quello che sarebbe senza libertà.
Personalmente non trovo particolari contraddizioni tra Leibniz ed Hegel su questo punto. Infatti anche Leibniz pensa che la giustificazione del male particolare sta nella completezza del disegno divino, che noi non possiamo vedere e comprendere.
Ne segue che Dio, poiché possiede appunto la Saggezza suprema e infinita, agisce nella maniera più perfetta, sia in senso metafisico, sia in senso morale, e per ciò che ci riguarda, si può dire che quanto più saremo edotti e ragguagliati sulle opere divine, tanto più saremo disposti a trovarle eccellenti e pienamente rispondenti a tutto ciò che è possibile desiderare.
G.W. Leibniz, Discorso di Metafisica, § 51, Rusconi, Milano 1999, p. 51.
Prima di Leibniz, Platone:
…il Demiurgo ha costruito queste cose nel modo più bello e migliore che fosse possibile..
Platone, Timeo, 53c, Rusconi, Milano 1994, p. 155.
Dio è Amore, e non può agire contro la Sua Natura
Non esistono Bene o Male sopra Dio, né Ragione od Arbitrio
Abbiamo detto che non essitono Bene o Male al di sopra di Dio, altrimenti Egli non sarebbe Dio, cioè il Principio Primo, ma sarebbe Dio il Bene stesso, come pensa Platone, o l’Ente che stabilisse cosa è Bene.
Può Dio volere il Male? No, perché il Bene è ciò che vuole Dio.
Parimenti possiamo dire per la Ragione. Può Dio agire contro Ragione? No, perché la Ragione è il modo di pensare di Dio, così come il Bene è la Sua Volontà.
Ragione e Bene sono la Natura di Dio
Ma allora, se Dio volesse quello che oggi consideriamo Male, questo diverrebbe Bene?
E se agisse irrazionalmente, casualmente o contro il Principio di non contraddizione, questa sarebbe la Logica?
Anche a questa domanda dobbiamo rispondere no. Dio, infatti, agisce secondo la sua Natura, e questa è essenzialmente Ragione ed Amore.
Necessità della Natura divina
Dio è Nous, Logos e Caritas cioè Mente, Ragione ed Amore.
Queste tre componenti di Dio, identificabili con le tre Persone della Trinità, sono necessarie all’esistenza dell’Essere necessario. Senza Amore che intercorre tra Padre e Figlio, Dio non sussisterebbe, si dissolverebbe. Se Dio agisse arbitrariamente o per caso, accadrebbe lo stesso: l’arbitrio ed il caso non costruiscono nulla, e tanto meno l’Essere Supremo. Ecco perché, in modo semplificato e scorretto, possiamo dire che Dio non può volere il Male ed agire contro Ragione.
Con Michele II Paleologo e con Benedetto XVI possiamo dire:
Agire contro Ragione è contrario alla natura di Dio.
dal discorso di Benedetto XVI a Ratisbona il 12-9-2006.
Dice Cicerone: “…poiché la ragione è un attributo essenziale dell’intelligenza divina; e questa ragione, che è in Dio, determina necessariamente ciò che sia vizio e virtù”.
F.R. de Chateaubriand, Genio del Cristianesimo, I, VI, II, vol. I, UTET, Torino 1949, pp. 210-211.
E Leibniz:
Perciò io sono molto distante dall’opinione di coloro che sostengono che non ci sono affatto regole di Bontà e di Perfezione nella natura delle cose e nelle Idee che Dio ne ha; secondo costoro, le opere di Dio sarebbero buone unicamente per la ragione formale che Egli le ha fatte… A me pare invece, che le verità eterne siano degli effetti dell’Intelletto divino, il quale, al pari dell’Essenza divina, non dipende affatto dalla Volontà di Dio.
G.W. Leibniz, Discorso di Metafisica, § 2, Rusconi, Milano 1999, pp. 53-55.
Il Bene viene dall’Amore divino
Non sono convinto che il Bene venga dalla Ragione divina. La ragione ci porta a fare le cose bene, cioè conformemente al nostro scopo, ma può servire anche il male. Ma lo scopo, il fine, non è dato dalla Ragione. Il Bene viene dall’Amore divino e dalla Sua Volontà, guidata dall’Amore (Spirito Santo). Anche in Hegel, l’aver perso di vista l’Amore divino in favore della sola Ragione, costituisce il punto più debole della sua costruzione filosofica.