de mundi: il materialismo

Breve storia del materialismo

Il materialismo non è un fenomeno della modernità. Esso ha origine storicamente con l’atomismo meccanicista di Democrito, ripreso poi da Epicuro. L’epicureismo, successivamente, divide con lo stoicismo (che invece era spiritualista) il primato tra le visioni del mondo della Romanità, prima dell’avvento del Cristianesimo.

Riappare in epoca moderna con gli ultimi epigoni dell’Illuminismo, che non era stato materialista nei suoi maggiori rappresentanti, Voltaire e Rousseau. Furono invece materialisti ed atei il barone d’Holbach ed il de La Mettrie. Apparentemente superato e sepolto dall’Idealismo, riappare nell’ottocento con Feuerbach, Compte, Marx e, in parte, Freud. Si prolunga poi fino ai giorni nostri, divenendo un modo di vedere pressoché universale, grazie (!) all’ignoranza diffusa dalla cultura di massa, al pressappochismo culturale dei cultori delle scienze esatte, allo scientismo dei tecnici prezzolati, al laicismo religioso e settario, il tutto favorito dall’edonismo dilagante che non favorisce né la contemplazione, né la logica raziocinante.

Le correnti del materialismo filosofico ottocentesco, antenate del materialismo irrazionale e cialtronesco dei nostri giorni, hanno in comune molti punti, tra i quali il vicendevole odio, spinto fino al sangue.

  • Tutte e quattro non dimostrano la non esistenza di Dio e dello Spirito, ma si limitano a sostenere che Dio e Spirito sono bisogni psicologici dell’uomo. Per Feuerbach, Dio è la proiezione delle virtù e qualità umane; per Compte, più semplicista, è un inganno dei preti, per Marx è uno sfogo consolatorio (l’oppio dei popoli), per Freud è la sublimazione dell’idea paterna: nessuno si rende conto che dire che Dio è un bisogno per l’uomo non è equivalente a dimostrarne la non esistenza. Anselmo, Cartesio, Kant sostengono esattamente il contrario.
  • Tutti affermano di sostituire a Dio l’uomo, scegliendo però dell’uomo ognuno aspetti e peculiarità diversi: Feuerbach parla di religione dell’Umanità, e propugna un umanitarismo generoso e generico (avrà poca fortuna, l’amore per l’uomo non sembra attirare troppo); Compte fonda una religione della scienza, con riti e paludamenti; Marx innalza invece a suprema realtà i rapporti economici e mette al posto di Dio la classe operaia; Freud infine (che, a dire il vero, è l’unico del gruppo a riconoscere che la sua teoria è neutra rispetto all’esistenza di Dio), innalza a realtà suprema l’istinto sessuale e rimette sugli altari Venere e Priapo (nihil sub sole novi).
  • Tutti, una volta liberatisi di Dio, procedono in modo assolutamente dogmatico a rifondare una nuova religione terrena, senza darne alcuna altra spiegazione, se non dichiarazioni apodittiche, conformi alle preferenze irrazionali dei fondatori. Nessuna costruzione logica e filosofica sostiene realmente le quattro teorie, che si ridurranno rapidamente a due, selezionate dal favore pubblico e popolare: il positivismo scientista ed il marxismo comunista. A queste se ne aggiungerà una terza: il laicismo confusionario e piagnone dei radicali e dei liberals, che ingloberà elementi casuali di ognuna delle teorie originarie.
  • Tutti, una volta negato Dio, affermano che la realtà suprema è la materia.
  • Nessuno di questi si preoccupa di risolvere i problemi immediatamente insorgenti: una volta eliminato Dio come spiegazione del tutto, che spiegazione ci resta? Ed in particolare, se tutto è materia, cosa siamo noi? Cosa resta del nostro Io e dei nostri Valori? Le spiegazioni sono rimandate al futuro, al momento dell’immancabile trionfo della dottrina prescelta.
  • Tutti esaltano l’Umanità, e per essa sono pronti, e lo faranno a iosa, a sacrificare l’uomo: eliminato lo Spirito, la persona non è che un grumo di materia, così come oggi definiscono l’embrione, senza notare che la quantità non modifica la qualità.

 

Contraddizioni del materialismo

Il Materialismo si presenta come la dottrina di chi vuol stare con “i piedi per terra”, cioè vuol stare sul sicuro e non indulgere a fantasticherie fumose e non dimostrate.

In realtà esso rappresenta la dottrina più contraddittoria e campata in aria tra le tante.

Ne presentiamo alcune contraddizioni, ciascuna esiziale per la credibilità della teoria.

 

  •  Prima contraddizione: il pensiero, non la materia, è la cosa più certa

Il materialismo assegna alla materia la realtà prima, mentre il pensiero ne sarebbe solo un prodotto.

Ma la cosa della cui esistenza siamo più certi, anzi, l’unica cosa della cui esistenza siamo certi, è il pensiero. La materia è solo una ipotesi del pensiero.

Pochi si rendono conto di una delle verità più evidenti: noi non veniamo mai, nell’intero corso della nostra esistenza, in contatto con la materia. Noi siamo sempre in contatto solamente con il nostro pensiero, e solo in esso vediamo ciò che chiamiamo materia.

Il materialista, quindi, dicendo: io credo a quel che è certo, e non credo alle fantasie, crede invece in una sua fantasia (la materia), negando quel che è più certo (lo spirito)!

 

  • Seconda contraddizione: il credere nella materia distrugge la fede nell’Io

Il mio Io, ciò a cui tengo di più, la fonte di ogni mia conoscenza e ragionamento, non è materia, e mi appare chiaramente come qualche cosa di assolutamente irriducibile alla materia.

La materia è solo una ipotesi del mio pensiero, che cerca di spiegarsi quelle parti di esso (pensiero), dette sensazioni esterne, che non risultano manipolabili facilmente dalla mia volontà, e quindi mi appaiono come realtà esterne al mio Io.

Credere nella materia come realtà unica ed originale, porta inevitabilmente a negare verità a questo Io: infatti a me sembra di poter agire liberamente, e questa libertà è così connaturata al mio Io, che neppure i più ardimentosi deterministi si azzardano a vivere coerentemente con questa loro teoria. Invece il materialismo mi costringe a credere che il mio Io è un effetto dei processi chimico-fisici del cervello, e quindi non può essere causa di questi. La mia libertà è perciò un inganno, assieme alla mia capacità di ragionamento ed apprendimento (entrambe illusioni causate dai processi meccanici cerebrali corrispondenti, vere cause di ragione e conoscenza).

Alcuni materialisti cercano in qualche modo di salvare la funzione della autocoscienza, immaginandosi, senza alcuna prova, che essa svolga qualche funzione nei processi cerebrali: ma questo è in contrasto con ogni nostra ipotesi e conoscenza scientifica: la materia agisce di per se stessa, e non ha bisogno di alcuna autocoscienza per funzionare, né può in alcun modo agire a causa di cose immateriali, che per di più non esistono.

Concludendo, la materia, ipotesi del mio Io, nega realtà a questo Io, falso ed ingannatore, senza accorgersi che in tal modo nega anche realtà a se stessa, non potendosi dar credito ad un così incallito bugiardo come il mio pensiero autocosciente!

Solamente una concezione spiritualista, cioè che crede nella autonoma realtà dello spirito e nella sua supremazia nei confronti della materia, qualsiasi cosa questa sia, può uscire da questo labirinto!

 

  • Terza contraddizione: i Valori

In una concezione coerentemente materialista, tutto ciò che è pensiero e non materia è solamente un effetto (probabilmente illusorio) sull’Io di determinate situazioni chimico-fisiche del cervello. Tali situazioni non possono essere che individuali e momentanee, pertanto ogni realtà non materiale non ha e non può avere valore assoluto ed universale.

Al contrario, le ideologie materialiste sbandierano ad ogni piè sospinto ogni genere di valori e di credi: giustizia per il proletario, libertà della scienza, laicità dello stato (che equivale a non difesa da parte dello stato dei valori degli altri), diritto alla buona morte (possibilmente altrui), onestà, equità, tolleranza e multiculturalità: sono tutti valori, diritti e virtù del buon materialista, che non ricorda che ognuna di queste cose è solo un momentaneo affiorare di agenti chimici, più o meno volatili, all’interno del suo cervello, non potendosi neppure accertare che gli stessi umori, nelle mescolanze corrette, trasudino anche dalle ghiandole altrui. Valori comunque eterni, fino alla prossima essudazione, defecazione o pisciata.

 

  • Quarta contraddizione: la realtà della Libertà umana

Il materialismo nega la realtà della Libertà, cioè la possibilità per l’uomo di cambiare, con la sua libera scelta, il corso degli eventi: gli eventi sono determinati dai processi fisici, la cui caratteristica è quella di dipendere (bi)univocamente dalla situazione dell’istante precedente, in una catena infinita di necessità ineluttabile. Il materialismo non può credere che nel determinismo meccanicista.

Ma la Libertà del nostro pensiero è un factum della Ragione, così connaturato in noi, che nessuno può effettivamente vivere in contrasto con questa percezione immediata: nessuno può effettivamente credere che non c’è alcun bisogno del suo libero agire, perché tutto ciò che avviene avverrebbe comunque ugualmente, e comportarsi in conseguenza, ad esempio gettandosi dalla finestra, convinto che ciò che deve avvenire comunque avverrà.

Ed infatti questi materialisti e deterministi predicano lotte, scioperi e digiuni, scrivono libri e tengono comizi, cosi come se credessero veramente che tutto questo servisse a qualche cosa, e non fossero, invece, né loro liberi di lottare, né gli avversari di arrendersi, come le loro teorie predicano loro.

 

  • Quinta contraddizione: la morale e l’etica

Abbiamo già visto che la conseguenza inevitabile del materialismo è la negazione di ogni valore spirituale e della nostra stessa libertà. In tale situazione, come sia possibile fondare alcuna morale od etica, cioè di dettami al comportamento umano fondati sui concetti di Bene e di Giusto, resta un mistero noto ai soli materialisti, che evitano accuratamente di rivelarcelo. In realtà i materialisti onesti non possono che affermare l’assoluta irrealtà del concetto di onestà, mentre solo i più (intellettualmente) disonesti tra di loro si prodigano a salvare almeno il nome di questa virtù, di cui non vogliono dichiararsi privi.

La verità è che, così come per la Libertà, i materialisti, o perché comunque non sanno liberarsi da Realtà superiori alla loro stessa dottrina, o perché si vergognano delle loro stesse credenze, continuano ad esaltare concetti e valori a loro totalmente estranei.

 

  • Sesta ed ultima (per stanchezza) contraddizione: i concetti astratti

Il materialismo nega, e non può non farlo, realtà autonoma ed universale alle idee astratte, tra le quali primeggia il concetto di causa, che sarebbero solo nomi arbitrari assegnati a cose la cui esistenza è solo individuale o fantastica.

Ogni idea o concetto, infatti, abbiamo visto essere solo conseguenza di particolari e personali situazioni chimico fisiche neurali e nervose, di congiunzioni tortili di sinapsi, assoni o cilindrassi, frutto di combinazioni aleatorie di succhi e  secreti, conseguenza di buone o cattive digestioni, attività fisiche, coiti o masturbazioni, seppur giovanili (vedi Freud).

Ma senza concetti astratti non potremmo vivere, agire, lavorare, pensare, conoscere, e neppure divenire materialisti, poiché anche questo è un concetto astratto: non vi è una sola parola che pronunciamo, od un pensiero che elaboriamo, che non sia un concetto astratto.

Come possiamo affermare che sono falsi? Non possiamo neppure dirlo, né realmente pensarlo, in una sorta di nuova prova ontologica dell’insipienza (*) del materialismo.

(*) Dixit insipiens in corde suo: Deus non est.

Questo versetto del Salmo XIII di Davide ispirò Anselmo nella formulazione della prova ontologica.

 

Conseguenza del materialismo: il pensiero debole

Le infinite contraddizioni a cui porta la fede materialista (uso il termine fede per indicare una credenza non supportata da dimostrazione razionale, distinguendosi questa dalle forme di fede razionale, conseguenze dell’uso corretto della ragione, tra le quali la fede religiosa), hanno portato i pensatori (!) materialisti a formulare la teoria del pensiero debole, cioè della strutturale incapacità del cervello umano di risolvere logicamente i problemi nei quali si inviluppa quando non guarda la televisione, mangia, soddisfa a bisogni corporali vari o legge libri come i loro. Conseguenza del pensiero debole è poi il relativismo conoscitivo ed etico, che afferma, sotto le mentite spoglie di una civile tolleranza, che, non esistendo una Verità assoluta, tutte le verità sono buone, purché diverse da quelle dei fascisti, capitalisti, reazionari e cattolici retrogradi.

 

  • Sotto i colpi del materialismo, cade anche il principio di non contraddizione

Nel quarto libro della Metafisica, Aristotele pone le basi della logica occidentale, individuando nel Principio di non contraddizione non solo il primo principio della Logica umana, ma un, o meglio, il principio stesso dell’Essere e della Realtà.

Come corollario al Principio, egli si diverte a smontare e dileggiare alcune delle tesi sofistiche e scettiche circolanti all’epoca, che anticipano di 2300 anni le tesi del pensiero debole (d’altro canto, di qualsiasi argomento, quel che non ha già detto Aristotele, non lo disse per non copiare Platone).

Perché non si può sostenere che ogni tesi è vera? Perché sarebbe vera anche la tesi che questa tesi è falsa.

Perché non si può sostenere che ogni tesi è falsa? Perché in tal caso questa tesi sarebbe vera.

Perché non si può dire che non esiste una Verità oggettiva? Perché, se così fosse, la Verità starebbe in questa asserzione.

 

Conclusione

Terminiamo con due citazioni, di Aristotele e di Chesterton, contro relativismo e determinismo, che mostrano come coloro che non possono applicare le loro teorie al loro vivere pratico, non possono neppure credere veramente a quello che predicano come vero.

Ed infatti, perché colui che ragiona in quel modo va veramente a Megara e non se ne sta a casa tranquillo, accontentandosi semplicemente di pensare di andarci?

E perché, al momento buono, quando capiti, non va di filato in un pozzo o in un precipizio, ma se ne guarda bene, come se fosse convinto che il cadervi dentro non sia affatto cosa egualmente non buona e buona?

Aristotele, Metafisica, IV, 1008b, 15, Rusconi, Milano 1998, pp. 159-160.

Così voi potete dire, se volete, che il fiero pensatore determinista è libero di non credere nella realtà del volere, ma è cosa assai grave ed importante che egli non sia libero di lodare, di bestemmiare, di ringraziare, di giustificare, di stimolare, di punire, di resistere alle tentazioni, di eccitare le folle, di far dei buoni propositi per il nuovo anno, di perdonare ai peccatori, di biasimare i tiranni, o anche di dire ‘grazie’ prendendo la mostarda.

G.K. Chesterton, L’ortodossia, Soc.Ed. S.Alessandro, Bergamo 1945, p. 27.

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